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NUOVE SCULTURE e un omaggio a SALVATORE FANCELLO
FUMITAKA KUDO
NUOVE SCULTURE e un omaggio a SALVATORE FANCELLO
Montrasio Arte via De Amicis 19 Monza La mostra si impernia su un gruppo di opere in marmo dello sculture giapponese Fumitaka Kudo (Niigata 1981) e su una ventina di disegni inediti da lui dedicati al ceramista sardo – che si formò all’ISIA di Monza – Salvatore Fancello (Dorgali 1916-Bregu Rapit, fronte albanese 1941). Fumitaka indaga con segno preciso corpi e musi di animali che furono cari al bestiario di Fancello, in una trascrizione che mostra di aver colto il clima ironico e fiabesco in cui lo scultore sardo trentenne declinò la propria affascinante iconologia. Di Fancello saranno esposti pezzi ormai famosi come il gruppo del Cinghiale con piccolo in terracotta appena toccata dal colore e la Scimmia che si copre gli occhi, coloratissima terracotta invetriata realizzata presso la bottega albisolese di Mazzotti dove il giovane artista sardo lavorò accanto a Lucio Fontana nell’ultimo terzo degli anni Trenta in un breve ma intenso periodo creativo prima della precoce scomparsa nella seconda guerra mondiale. Di Fumitaka Kudo saranno esposte nuove importanti opere del ciclo Shinkai – Abissi in marmo bianco statuario, astrazioni plastiche di creature acquatiche, levitanti e mobili su perni, oltre ai Germogli, sorta di foglie sottili puntate al cielo, veri pezzi di bravura, alla Sequence of space in marmo nero del Belgio e a un gruppo delle Cube Houses, ormai noto da vari appuntamenti internazionali.

MONTRASIO ARTE
via De Amicis 19
20900 Monza
mar – sab 10.00 / 12.30 – 15.30 / 19.00
ingresso libero t. +39 039 321770

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Fumitaka Kudo : Omaggio a Salvatore Fancello
Alberto Crespi



Capostipite - difficilmente noto a Fancello, per i suoi disegni relativi ad animali scorciati in movimento - potrebbe ben darsi nel F 263 inf. 7, uno dei disegni di Leonardo da Vinci più curiosi conservati all’Ambrosiana, che presenta in un tratto rapido e sicuro una lepre con le due zampe anteriori (ma ne compaiono due altre non considerate da nessun esegeta, innestate subito dietro le orecchie), dorso gemellato e quattro zampe posteriori allungate: mutazione mostruosa di natura considerata dall’anatomista, riflessione dell’artista sui bestiari medievali e/o invenzione, accanto ai disegni del Manoscritto H, non è dato di sapere (1).


Capostipite per il gruppo di disegni di Fumitaka Kudo in omaggio al bestiario di Salvatore Fancello, insieme con la “presa di coscienza” del “Disegno ininterrotto” ammirato nel facsimile pubblicato nel 1988, è stato certo il foglio “Leoni e cinghiali” che presenta con straordinaria tridimensionalità un gruppo di animali a scendere in corsa verticale, da un dirupo verso l’osservatore (2). Ribaltamento raddoppiamento e allungamento delle figure vi concorrono nel costituire un unico articolato corpo per un progetto di scultura che si può leggere anche come decorazione a rilievo per un vaso (esempi coevi realizzati ad Albissola appaiono nell’iconografia dei vari volumi dedicati a Fancello dal 1988 ad oggi). Frequenza e intensità dei segni, che si ritrovano al pari nella superficie dei bassorilievi e nel corpo delle sculture, danno ragione della sensibilità raffinata della dizione fancelliana sul tornante dei ventidue anni dell’artista, già insignito a quell’epoca del Gran premio alla Triennale di Milano del 1936 per la sequenza di formelle dedicate ai Mesi: tellurica sensibilità, come ho avuto luogo di scrivere, capace di far vibrare ogni forma, di accendere ogni invenzione di affettuosa partecipazione.


Come partecipato con affettuosa curiosità è stato l’approccio di Fumitaka Kudo alla lezione di Fancello: un avvicinamento per illuminazioni mediato dall’attenta osservazione dei lavori grafici citati e di alcune sculture, soprattutto di cinghiali di terra rossa lasciata al grezzo o appena toccata di colori a freddo, ruvida quindi, ispida come pelo. Fumitaka Kudo, raffinatissimo autore di forme di marmo levigate allo spasimo, latore di quel tipico minimalismo connaturato alla cultura giapponese, si è formato a Carrara e per lui la lavorazione del marmo non ha segreti. Ma, come per alcuni elementi del suo lavoro plastico, vedi i supporti, egli utilizza frammenti litici al grezzo, così sembra che le linee purissime dei suoi “pesci volanti”, delle sue foglie, derivino per sublimazione da una panoplia di gesti che elasticamente in forme d’onda raddoppiano riverberano respirando e si affastellano riducono rastremano riassorbono nel medium liquido dei suoi fogli colorati col tè o con colori naturali. Inchiostri di china e grafite si adoperano a definire forme fluide con una larga messe di segni, lunghi e costruttivi, di spessore variabile, per virgole, piccoli nuclei, per tratteggi a pettine e per incroci, come nell’incisione su rame di cui recentemente l’artista ha offerto prove significative.
Dai “Living Fossils” del 2010, invenzioni grafiche a individuare il riemergere di una mitica balena davanti alle coste prossime alla sua città d’origine, agli uccelli-pesce disegnati per la mostra bolognese del 2012 dal titolo “Anima visibile”, Fumitaka Kudo ha dipanato una propria storia costellata di incontri e di visioni.

Negli attuali lavori dedicati a Fancello, l’artista giapponese mostra una rara capacità di entrare nelle pieghe di un autore europeo senza mai ricorrere alla citazione, con duttile memoria dei segni atta a ricostituire suggestioni per lui lontane nel tempo e nello spazio, e il relativo mondo di icone fluttuanti (alla maniera nipponica) tra natura e invenzione, mediate dalla conoscenza della cultura disegnativa occidentale e da un meditativo atteggiarsi nel rispetto della personalità dell’artista sardo di riferimento.
Dai fogli maggiori fino agli appunti di piccolo formato, la calligrafia di Fumitaka Kudo sa porgere vivissime interpretazioni di una famiglia, stavolta terrestre, di animali mitici. Il suo coccodrillo dalle lunghe fauci spalancate, puntato sulle zampe possenti come lo sono i tori di Fancello, è tutto tronco, la coda curva a perdersi nelle lontananze del foglio; un altro alligatore è colto nella semitrasparenza dell’attimo dell’emersione / immersione in un magma fluido verde veleno; due si rincorrono in curva come sulla tesa dei piatti della tradizione sarda (o meglio, il secondo come sinopia del primo lasciata indietro); il cinghiale tutto muso, ferocemente arruffato, è affrontato ad una forma di fiamma in rossi bruni azzurri come in uno specchio; altri cinghiali corpulenti stanno ben piantati su arti apparentemente esili, i musi sempre allungati, interrogativi, a china nera, a seppia, su carte bianche o variamente colorate. Troviamo anche iene dal collo lungo come giraffe ma dal muso troppo somigliante a quello del coccodrillo se pure a fauci corte; un leone in corsa, col muso abbassato e un’immensa criniera fiammeggiante che lo rende una fiera alata; un leone in vista frontale convive nel foglio con un coccodrillo all’attacco in vista zenitale; altri cinghiali in vista laterale e di trequarti anteriore o posteriore, uno installato su zampe ben più lunghe della norma (con reminiscenze da Jeronimus Bosch); una pecora non mansueta, un istrice, un’oca dal lungo collo immerso, un gatto-faina che incede con le orecchie pelose drizzate, altri coccodrilli sinuosi. Un’accolita di esseri soltanto in apparenza familiari, invero misteriosamente infidi se non temibili, appaiono al nostro orizzonte in silenzio, vengono e vanno parimenti senza degnarci di uno sguardo (ma sappiamo che con i loro occhi laterali ci vedono e son pronti a girarsi avventandosi su di noi, come quella specie di gallo dal lungo becco arcuato con le narici sulla punta e la pupilla feroce, la cui testa vive di tratti curvi di piumaggio in movimento): ne saremo salvati soltanto perché i loro corpi sfumano sovente in un “non finito” che in questo caso ci rassicura. La ventina di disegni dedicati a Fancello che l’artista ci porge testimonia come dall’incontro e intreccio di due culture lontanissime possano gemmare nuove interpretazioni e preziosi legami inediti, atti a rafforzare l’intelligenza di un comune linguaggio, per una possibile e allargata convivenza in pace.

Note

(1) Il disegno a penna in inchiostro bruno, 85x51 mm, 1495 ca. si trova illustrato, a seconda dei critici, in orizzontale o in verticale come suggerisce il timbro dell’Ambrosiana.
Bibliografia: Pedretti, 1957, pp. 245-246; Cogliati Arano, 1982, p. 106; Marani 1990, pp. 43-45; Cogliati Arano in “Leonardo & Venezia”, 1992 p. 55; Marani-Rossi-Rovetta 1998 n. 16. p. 75).

(2) Il disegno a china e aquerello, 455x295 mm, 1937-38, già collezione Villani, oggi collezione Montrasio di Monza, risulta esposto nel contesto della mostra monzese “La ceramica prende forma” nel 2015 e alla mostra per il centenario di Salvatore Fancello a Dorgali-Calagonone nel 2019. Sull’etichetta al verso del lavoro: “Disegno di animali da eseguirsi in ceramica”, dono di Giuseppe Mazzotti di Albisola.

Bibliografia per l’opera disegnata

C. Gatti, Fumitaka Kudo. Living Fossils, Montrasio Arte, Milano 2010.
D. Astrologo, Fumitaka Kudo. Anima visibile, Blu Gallery, Bologna 2012.